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lunedì, 18 giugno 2007

Gianfranco Ferrè

MILANO - Lo stilista Gianfranco Ferre' e' morto . Con la morte di Gianfranco Ferré, il mondo della moda perde il suo 'architetto'. Lo stilista veniva chiamato cosi' non solo perché si era laureato nel 1969 al Politecnico di Milano, ma anche per lo stile rigoroso, affine al design, che contraddistingueva la sua creativita'. Nato a Legnano (Milano) nel 1944 da una famiglia di piccoli industriali, era orgoglioso delle sue origini. Aveva mosso i primi passi nella moda collaborando, all'inizio degli anni 70, con Walter Albini, per il quale creava cinture e bijoux. Dagli accessori era passato all'abbigliamento, disegnando per l'azienda di impermeabili Sangiorgio, di Genova. Risalgono a quel periodo i legami con due persone importanti per la sua vita: Rita Airaghi, una cugina che lascio' l'insegnamento per diventare il suo alter ego, e Franco Mattioli, imprenditore bolognese dell'abbigliamento che fu il suo socio per 25 anni, dal 1974 al 1999, fino a una drastica rottura.
Dal sodalizio con Mattioli, nel 1978 nacque la Gianfranco Ferré spa e la prima collezione di pret-a'-porter femminile, che esordi' sfilando al Principe di Savoia di Milano, e segnando l'inizio della carriera internazionale di Ferré.
Una carriera coronata, nel 1989, dalla direzione artistica della maison Christian Dior. Il fatto che Bernard Arnault avesse scelto un italiano come successore di Marc Bohan, non fu preso bene dai francesi. Ma Ferré, sin dalla prima collezione, conquisto' tutti, usando magistralmente quella sua visione grandiosa e strutturata e insieme semplice e rigorosa della moda. Nel 1986 'il Gran Lombardo' aveva anche debuttato sulle passerelle dell'alta moda italiana a Roma, confermando la sua attitudine a 'costruire' per la bellezza femminile sempre qualcosa di regale e di sontuoso, ma in senso moderno. Chiusa dopo 8 anni l'esperienza da Dior, l'architetto si concentro' nuovamente e totalmente sulla sua griffe e nel 1998 sposto' il suo quartier generale nell'ex Gondrand in via Pontaccio. Intanto l'azienda si era sviluppata, erano nate le collezioni maschili, erano state create altre etichette. Alla fine degli Anni 90 il gruppo gestiva otto linee di abbigliamento e accessori, anche grazie a partner industriali come Marzotto e Itierre. Ma i risultati economici della societa' Ferré, proprio in quegli anni, davano serie preoccupazioni. La moda era cambiata, sembrava dominata da uno stile approssimativo, diverso da quei suoi abiti 'progettati'. Tuttavia, sulla bravura dell'architetto erano in molti a voler investire. Nel 2002 fu la It Holding (gruppo che detiene anche Itierre) di Tonino Perna, ad acquisire il 90% dell'azienda Ferré, lasciando allo stilista il 10% delle azioni, la carica di presidente e il ruolo di direttore artistico. Inizio' la ristrutturazione, e non fu un periodo facile, ma Ferré continuo' a mettere tutto se stesso nel nuovo progetto che portava il suo nome. Colto e raffinato, lo scorso marzo era stato scelto come presidente dell'Accademia di Belle Arti di Brera.
Quando Gianfranco Ferré, con la sua poderosa mole, compariva in passerella erano sempre applausi scroscianti: un gigante della moda, in tutti i sensi, molto snob, capace di giudizi taglienti, ma anche di improvvise emozioni, un artista che dava importanza alla ricerca, al taglio, alla costruzione, all' uso dei tessuti e alla lavorazione. Di lui restera' indelebile anche il ricordo della 'camicia bianca', capo emblematico che ha sempre caratterizzato le sue collezioni, rubato al rigoroso guardaroba maschile e regalato all'opulenza dell'eleganza femminile. Ma rimarranno indimenticabili anche certi bustier, certi grandi abiti dove materiali come l'osso e la rafia perdevano qualsiasi connotato etnico-folcloristico. E come non citare il cortissimo vestito a collana di corallo, con effetto mozzafiato sul corpo di Naomi Campbell. Una grande moda, quella di Ferré, che presupponeva sempre una donna dalla grande personalita', senza false modestie. Come non era modesto neppure lui. Lo scorso gennaio, alla sfilata della collezione uomo, era uscito in passerella sotto la scritta "Je ne sarais jamais personne, mais personne ne sera jamais comme moi" (un aforisma attribuito anche a Jim Morrison) che ora suona un po' come il suo epitaffio: "Io non saro' mai nessuno, ma nessuno sara' mai come me".
postato da: prismalo alle ore 10:16 | link | commenti (1)
categorie: frammenti
martedì, 05 giugno 2007

Una città possibile: architetture di Ivan Leonidov

L’architettura di Ivan Leonidov (1902-1959) è stata fin dagli anni ’20 apprezzata, e criticata, per la sua vena visionaria e per le sue originali qualità formali.

Per ciascuno dei temi affrontati, prendendo parte a concorsi piuttosto che a dibattiti, Leonidov ha di volta in volta prodotto proposte inedite e forme affabulanti, tendenti a prefigurare oltre che una soluzione per l’occasione specifica, soprattutto idee per lo sviluppo dell’architettura di una nuova città.

Rimasta pressoché tutta sulla carta, la sua architettura ha avuto nonostante un immediato riconoscimento anche internazionale, una notevole fortuna solo in questi ultimi decenni, non solo per rivalutazione critica ma soprattutto per l’influenza esercitata dalle forme delle sue architetture su tante realizzazioni contemporanee.

La mostra si propone di restituire in una panoramica di opere selezionate l’immagine della “città di Leonidov” seguendo due prospettive parallele.

Da una parte un’indagine volta a verificare attraverso la contestualizzazione delle sue opere nella Mosca degli anni ’20, nonché nella Mosca contemporanea il rapporto tra le forme dell’architettura e la trasformazione del paesaggio urbano, dall’altra un’indagine puntuale sulle sue tipologie innovative restituita attraverso modelli plastici.

La mostra raccoglie 12 modelli plastici, 3 ricostruzioni virtuali, 6 video animazioni e circa 30 pannelli che documentano l’idea di città futura sviluppata da Leonino tra anni ’20 e ’30, elaborati in una ricerca consorziata tra Dipartimento di Progettazione dell’architettura e Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano, Moskovskij Arkhitekturnij Institut, e Mosproekt 2 Laboratorio 20, Facoltà di Architettura del TU-Delft, Dipartimento di Storia dell’architettura dell’Università di Stoccarda.

Le ricostruzioni virtuali consistono in una serie di fotomontaggi di tre tra i più significativi progetti di Ivan Leonidov per Mosca inseriti in diverse viste di paesaggio della città. Tali ricostruzioni sono elaborate attraverso l’impiego di tecniche e strumentazioni attualmente in uso da parte degli uffici tecnici competenti (Mosproekt 2 – Laboratorio 20) per l’Analisi dell’impatto visuale di opere di nuova realizzazione.

Le video animazioni restituiscono il contesto storico, dei concorsi, dei dibattiti e del confronto internazionale sul tema della città moderna, nel quale le proposte di Leonidov hanno preso forma.

Il progetto di allestimento, curato da Sabrina Greco e Maurizio Meriggi, è esso stesso un modello, in scala 1:30, della città lineare di Magnitogorsk i cui volumi fungono da basi per la collocazione dei modelli in mostra.

In occasione della mostra viene pubblicato un catalogo dal titolo Una città possibile. Architetture di Ivan Leonidov 1926-1934, edito da Electa, che restituisce attraverso saggi critici le ricerche universitarie prodotte dalle sedi consorziate e le immagini dei modelli e delle ricostruzioni, accompagnate da un album di ridisegni.

Il volume contiene saggi di G. Canella, M. Meriggi, S.O. Khan Magomedov, Ju. Volčok, E. Nikulina, O. Adamov, M. Leonidova, A. Leonidov, O. Mačel, D.W. Schmidt, S. Montanari, R. Nottrot, I. Čepkunova

postato da: prismalo alle ore 12:18 | link | commenti (1)
categorie: frammenti