Venti di guerra…
Vent’anni e una vita vissuta tra incertezze e valori più o meno giusti.
Venti di guerra…
Mi ritrovo in un vortice di notizie che travolge tv e giornali di tutto il mondo al grido di una frase che risuona sorda e cupa nell’aria: “la guerra è alle porte!”.
Mi faccio domande. Domande a cui non so dare risposta perché le risposte le devono darle gli altri, dovrebbero darle i capi di Stato.
Proprio così… dovrebbero, perché ai Grandi nulla importa del senso delle cose, tanto meno del destino del mondo, comodamente seduti nelle loro poltrone imbottite.
Mi fermo per un attimo a pensare… oggi mi voglio sedere su d’una di quelle poltrone importanti, oggi voglio decidere.
Penso. Penso, e mi ritrovo in un labirinto di notizie, associazioni, servizi segreti, governi ombra, finti amici che mi consigliano per fare la cosa giusta e veri nemici da quali dovrei difendermi per colpa di ragioni sbagliate, ma poi, alla fine, tutti vogliono una cosa sola: il potere.
Penso. Penso all’antica Roma, ai gladiatori, alle grida nelle arene, agli applausi di folle maestose e rivedo millenni di storia in cui la guerra è, da sempre, parte fondamentale della nostra vita.
Venti di guerra… venti che portano con loro immagini disegnate sulla sabbia fine. Venti che trasportano le lacrime di chi non c’entra, lacrime che si mischiano al sudore di caldi paesi.
Sono ancora seduto sull’importanza del comando, seduto nella stanza dei bottoni e mi accorgo che con un semplice gesto posso spegnere il sorriso di un bambino o distruggere i sacrifici di una famiglia povera o ricca che sia.
Forse dovrei essere contento. Forse dovrei aver paura.
Nella stanza dei bottoni posso ordinare di far rispettare le leggi o far sorridere altri bambini.
Certo! Ora devo essere contento!
Ma ora posso essere felice?
Non lo so… c’è odore di guerra nell’aria e il tempo non aspetta.
Nella stanza ovale posso schierare la pace di eserciti giusti, stipulare accordi e decidere di annullare minacce scomode ma, alla fine, tutti vogliono sempre e solo una cosa: il potere.
Io. Nella stanza ovale, davanti ad una scrivania in mogano scuro, solo con i miei pensieri e decisioni da prendere… Dio, dove sei?
Dio non c’è, non esiste, mentre devo governare una Nazione ricca.
E ora ho deciso… ora è giusto…
Si sente da giorni l’odore della guerra nell’aria… e guerra sia…
Click!!!