"La funzione principale di una città è trasformare il potere in strutture, l'energia in cultura, elementi morti in simboli d'arte viventi e la riproduzione biologica in creatività sociale." (Lewis Mumford)
Vivere lo spazio urbano secondo una propria dimensione di vita è l’aspirazione di ognuno di noi.
Ognuno di noi può essere fruitore e talvolta anche interprete.
I fruitori, dal cittadino singolo al nucleo societario più semplice, la famiglia, usufruiscono, vivono la città e manifestano le proprie esigenze secondo una coscienza sociale e del sociale che certamente caratterizzano la nostra città.
Gli interpreti, gli attori attivi, gli operatori esperti preposti all’interprtetazione dei bisogni delle tendenze, ma responsabili anche dell’individuazione di proposte, di risorse e progetti, hanno il compito di rendere fruibili e vivibile ogni parte di città in tutte le sue funzioni.
La città come luogo non soltanto di residenza o collocazione sul territorio, ma come dimensione spazio-tempo per la crescita culturale e sociale professionale.
Questo naturale processo di crescita di ogni singolo cittadino, deve essere il risultato di una città il cui tessuto urbano di tipo medievale si trasforma dotandosi di infrastrutture, di accessi, di viabilità e luoghi di aggregazione al passo coi tempi.




Inizio salutando, perchè il resto va letto bene, con attenzione, per capire che ciò che scrivo è si un commento a quello che viene detto, ma vorrebbe diventare (senza presunzione alcuna) un momento di riflessione. Io credo che ci si debba preoccupare, ma più che di quello che gli altri progettano a “casa nostra” di quello che si pensa in “casa nostra”.
Si parla di celebrazioni, di architettura e di segni importanti lasciti nel tempo (o forse concessi dal tempo), esempi di come si fa o non si fa qualcosa, magari in “stile italiano”…
bene… sono d’accordo… l’argomento mi piace e mi piace per la profondità che vuol raggiungere, con l’ironia sottile e con tutto quello che ci si vuol legare… anche con la polemica allora.
Polemica? Si, polemica!
Magari a molti non piace “polemizzare” ma personalmente ho un difetto: non amo quando si vede solo quello che si vuol vedere!
Su questa premessa non me ne si voglia se chi scrive ha solo 27 anni, perchè chi scrive è consapevole della propria età, meno consapevole invece del perchè l’Italia (Paese a cui appartengo ma che non mi vuole) non sfrutti le sue risorse!
La questione NON ruota su chi fa o non fa architettura, ne tantomeno verterà su chi è più artista o star o lavoratore, ma la questione è quella di capire CHI fa qualcosa!
In Italia il lavoro ruota attorno ai soliti quattro o cinque nomi (nomi importanti, niente da dire!) ma quello che manca credo sia una competizione giusta su cui puntare per rilanciare un’idea di stile.
Ciò che manca non è lo stile o il fare architettura, ciò che manca è la possibilità di potersi esprimere senza dover pagare, senza condizioni, senza limitare chi ha creatività da vendere o cose da dire, perchè tutte queste cose provengono dalla stessa fonte da cui quei quattro - cinque nomi (come tutti gli altri), hanno attinto per ispirarsi ed intraprendere un mestiere che, come tutti i mestieri creativi, se non li si sa trasmettere, vanno persi.
La politica da seguire, non è quindi lo sfruttamento dei giovani al servizio dell’esperienza di altri, ma la creatività e l’estro giovanile al servizio di uno scopo comune (lo studio per cui si lavora o il nome a cui si risponde).
L’estero vince perchè vede nei giovani una risorsa su cui puntare, mentre in Italia le nuove leve sono un peso di cui sbarazzarsi… ma senza ricambio generazionale, senza spazio lasciato dai grandi o concesso dai piccoli, l’unica cosa a cui si andrà incontro saranno Stati esteri più creativi e ricchi di stile, e ciò che farà più male sarà il vedere che lo stile sarà quello italiano, ma senza nessuno a testimoniarne l’appartenenza.
Non si vive di soli ricordi, spesso il futuro si deve saperlo leggere nel presente, magari concedendo poco oggi per avere qualcosa di più nel domani.
Oggi le strade per chi vuole entrare in competizione sono tutte chiuse e senza frontiere è si più facile dire la propria… tranne che a casa nostra! Credo, guardandomi in giro, che questo sia solo un peccato e uno spreco, perchè finite quelle quattro - cinque persone, i nomi italiani su cui fare mostre saranno sempre meno…
...purtroppo!